Emanuele Gelsi
Il paziente evasivo

Anamnesi paziente n° 57. Risponde negativamente. A volte. Della sua vita preferisce non parlare. Sente di averne una, ma gli interessano di più quelle degli altri. In compenso si ritiene una persona spiccatamente sensibile. Non vuole affrontare certi argomenti e chiede di misurargli la pressione per scoprirlo. Crede di dover proteggere dei segreti. A volte non gli piace. Risponde con un altra domanda. Ha difficoltà a collegare la testa con il cuore, come tutti. Pensa di soffrire la mancanza di radici. Vorrebbe riallacciare una connessione coi suoi parenti stretti. Assume integratori chimici. Non intende rispondere a questioni troppo personali. Piuttosto riferisce che l'ambivalenza può uccidere, ma anche l'infinito che ha dentro. Osservare quello degli altri lo aiuta a comprendere il suo, per diventare un tramite. Sostiene che l'universo e i suoi progetti si manifestano attraverso l'essere. Secondo lui non serve a niente. Afferma che sia necessario contrastare l'automatismo. Risponde velocemente a una serie di domande: sei perduto; l'eccitazione è passeggera; bisogna innamorarsi di qualcosa; è difficile essere se stessi; la tecnica incanala la molteplicità. Ringrazia per l'intervista.

 

Ama il tramonto dorato, i mattoncini Lego (quelli grossi), le case dell'infanzia e l'architettura che diventa molteplicità.

Odia solo i propri inscalfibili limiti.

La sua keyword è ricombinare.

Il suo sogno è esplorare i fantastici paesaggi dell'inconscio e del mondo.

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